Shodo

Lo shodo spesso è associato all’arte astratta e si pensa che sia semplicemente “muovere
spontaneamente il pennello ed esprimere i propri sentimenti”. Lo è, ma non “semplicemente”.
L’apprendimento classico richiede un’intensa precisione nei tratti di pennello, perfezionati copiando esempi di calligrafia senza la minima deviazione. L’insegnante corregge ogni errore di bilanciamento o forma con inchiostro rosso; nessuna conscia espressione di creatività è permessa all’inizio. Tutto si basa sulla ripetizione, sull’assorbire nel subconscio l’essenza dello shodo, come è stata trasmessa attraverso le generazioni, qualcosa di più antico e più grande del nostro ego.
Non implicare l’ego è muga, uno stato oltre la mente conscia.
Coltivare le abitudini corrisponde a liberare la mente inconscia.
Richiedere un’intensa precisione corrisponde a focalizzare la mente sul momento.
(tratto dall’articolo “Shodo e una mente vuota” di H.E. Davey, nella newsletter di Luglio2017)

Dal 2013 presso l’associazione Il Cerchio Vuoto e l’Enku dojo di Torino è attivo un gruppo di studio, sponsorizzato dal rev. E. Seishin Viviani, guidato da Vera Marchini, allieva della Maestra Kazuko Hiraoka.

Sono anche periodicamente organizzati dei workshop di introduzione o di approfondimento.

Per informazioni e calendario, seguite la pagina facebook “segni di china” oppure mandate una mail a segnidichina@gmail.com