IL CERCHIO VUOTO – EN KU DOJO

Posizione: I Maestri

Il Buddhismo "puro" non è legato indissolubilmente al Giappone, alla cultura Zen, cinese, coreana, indiana, ecc. Esso propone un principio universale a fondamento del comportamento individuale di ognuno, considerato nel suo specifico ambito; non propone di modellare gli individui e creare una "forma" che vada bene per tutti. Correttamente inteso, è aperto a tutte le forme di comportamento, può essere adattato a quella del "santo" come a quella dell'ultimo dei "peccatori". Il compito di un individuo è quello di portare avanti se stesso fino alla fine, con coraggio e determinazione, senza aver paura della morte, del giudizio degli altri, di sacrificarsi, di diventare povero, di diventare ricco: questo è l'insegnamento. E l'obiettivo è una morte, non una vita; è morire bene avendo ben vissuto, cioè nel rispetto della vita altrui e della propria "natura autentica".

Maestro M. Dai Do Strumia
da “Il Cammino del cercatore”



KŌDŌ SAWAKI RŌSHI

Nacque il 16 giugno 1880 a Tsu-shi, nella prefettura di Mie. Accolto nel 1896 presso il monastero Eihei-ji, dove si era recato con il desiderio di divenire monaco buddhista, l'anno successivo venne ordinato monaco da Sawada Kōhō, abate del tempio Soshin-ji ad Amakusa, nel Giappone meridionale, ricevendo il nome di Kōdō. Per due anni praticò e studiò con il maestro Sawada.
Nel 1899 si recò a Kyōto e vi risiedette un anno praticando lo zazen con Fueoka Ryōun. Chiamato alle armi nel 1900 e mandato a combattere sul fronte russo-giapponese, fu decorato per il suo coraggio.Ferito gravemente, nel 1904 tornò convalescente in Giappone, dove trovò una situazione drammatica in famiglia. L'anno successivo venne nuovamente inviato in Cina, ancora in fanteria, dove rimase sul fronte sino alla fine della guerra nel 1906.
Nel 1908 iniziò lo studio delle dottrine Yogacara (Yuishiki - Scuola della sola Mente) sotto la guida di Saeki Join nel monastero Horyu-ji, nei pressi di Nara.Risiedette in quel tempio sino al 1912, anno in cui divenne tanto (“istruttore dei monaci”) presso il monastero Yosen-ji nella città di Matsusaka. Nel 1913 incontrò Oka Sōtan (1890–1921), abate di Daiji-ji, poi per tre anni visse da solo, dedicando tutto il suo tempo unicamente allo zazen e alla questua in un piccolo tempio di Nara, chiamato Jōfuku-ji.
Nel 1916, chiamato da Sōtan rōshi, si stabilì nel monastero Daiji-ji con il ruolo di kyoshi (“espositore della dottrina”). La sua fama si diffuse, e molti studenti delle scuole superiori incominciarono con lui a praticare lo zazen. Iniziò quindi a viaggiare per tutto il Giappone, tenendo conferenze e organizzando ritiri nei quali lo zazen veniva praticato per l’intera giornata e per più giorni consecutivi. Il suo peregrinare, da lui stesso definito idō sorin (“il monastero itinerante”), durerà quarant'anni, guadagnandogli il soprannome di Yadonashi Kōdō (“Kōdō-senza-casa”).
Nel 1935, unico caso nella storia giapponese per una persona provvista della sola licenza elementare, ricevette l'incarico di professore di “letteratura zen” e di “pratica dello zazen” presso l'Università buddhista di Komazawa. Nello stesso periodo accettò anche il ruolo di godō (“supervisore della pratica”) nel monastero Sōji-ji che, assieme ad Eihei-ji, era – ed è tuttora – il monastero più grande e rappresentativo della scuola Sōtō.
Nel 1940, lasciato il suo incarico al Sōji-ji, fondò un centro per la pratica dello zazen, chiamato “Tengyō Zen-en” nella prefettura di Tochigi. Nello stesso periodo fondò anche i luoghi di pratica “Shiseiryo” e “Muijō-sanzen-dōjō” a Tōkyō.
Nel 1949 a Kyōto, in un vecchio tempio in disuso chiamato Antai-ji, fondò il centro per la pratica e lo studio dello zazen chiamato Shichikurin Sanzen Dōjō assieme al discepolo – e futuro successore – Uchiyama Kōshō, e all'altro discepolo, Yokoyama Sodō.
Dal 1963 l’età avanzata non gli consentì più i continui spostamenti compiuti sino a quel momento: lasciò quindi l’incarico all'Università Komazawa e si ritirò ad Antai-ji, dove morì il 21 dicembre 1965.
Di sé disse: «Vorrei essere ricordato come quel tale che ha sprecato tutta la sua vita nel fare zazen».

UCHIYAMA KŌSHŌ RŌSHI

Nacque a Tōkyō nel 1912. Laureato in filosofia occidentale presso l'Università Waseda di Tōkyō, prese presto contatto con il Cristianesimo e iniziò l'approfondimento della conoscenza della Bibbia, e in particolar modo del Nuovo Testamento, al quale spesso fece poi riferimento nelle sue opere. All’età di 28 anni, poco dopo il decesso della giovane moglie, iniziò a seguire il “monaco itinerante” Sawaki Kōdō da cui, nel 1941, fu ordinato monaco. Nel 1949 fondarono assieme quello che diverrà poi il centro di studio e pratica dello Zen noto con il nome di Antai-ji. Durante gli anni della guerra, Uchiyama fu inviato da Sawaki Kōdō in un'area isolata della prefettura di Shimane, dove attese alla produzione di carbone di legna. In seguito, sempre su indicazione di Sawaki rōshi, si trasferì nella prefettura di Shizuoka, dove si dedicò alla produzione di sale, nelle saline. Ambedue le occupazioni furono scelte dal Maestro per evitargli la chiamata alle armi. Fu così che Uchiyama Kōhō fu inserito nella lista dei coscritti solo una settimana prima che il Giappone si arrendesse, nel 1945, e non fece neppure a tempo a vestire la divisa militare.
Curatore di Antai-ji negli ultimi anni di vita di Sawaki, Uchiyama ne divenne abate dal 1965 – anno della morte del suo predecessore – sino al 1975, quando si ritirò nel piccolo tempio Noke-in, nella cittadina di Kohata, presso Kyōto, lasciando al discepolo Watanabe Kōhō la guida del monastero.
Uomo di ampia cultura e con una visione religiosa aperta al mondo spirituale occidentale, praticò per tutta la vita, assieme allo zazen, lo studio dei Vangeli, indicando ai suoi discepoli la necessità, per le generazioni future, dell'incontro profondo e sincero fra quelle che riteneva essere le due religioni universali del nostro pianeta: Buddhismo e Cristianesimo. È stato tra i primi ad affermare, con profonda cognizione di causa, che l'atteggiamento fondamentale del Cristianesimo è lo stesso che si incontra nel Buddhismo.

WATANABE KŌHŌ RŌSHI

Nasce ad Aomori, nell'estremo nord di Honshũ, la più grande delle isole dell’arcipelago giapponese, nel 1942. Entrato nell'ordine monastico in età molto giovane, iniziò la sua vita religiosa nel monastero Daijō-ji, a Kanazawa, che il maestro Sawaki Kōdō frequentava periodicamente come godō (“supervisore della pratica”). Si trasferì ad Antai-ji durante gli ultimi anni di vita di Sawaki rōshi, divenendo poi discepolo, e quindi successore, dell’abate Uchiyama Kōshō. Ha così avuto la possibilità di assorbire l'insegnamento delle due personalità più interessanti e diverse dello Zen di scuola Sōtō di questo secolo.
È stato abate del monastero Antai-ji dal 1975, anno in cui ne demolì la vecchia struttura, situata alla periferia di Kyōto, e la ricostruì in una valle isolata, lontana da ogni centro abitato. Per quanto questo agire possa apparire un fatto logico, fu un avvenimento inusitato, quasi scandaloso, nella realtà ecclesiale giapponese dell'epoca. Nel 1987, lasciata la guida del monastero al suo successore Miyaura Shinyu, si è recato in Italia per realizzare nei fatti quell’incontro tra Zen e Vangelo la cui vocazione aveva ereditato dal suo predecessore, Uchiyama Kōshō. Nel 1993, colpito da una grave malattia, è ritornato in Giappone, dove risedette nel piccolo tempio Shōrin-ji, presso Wakayama fino alla sua morte, all'età di 74 anni.

MASSIMO DAIDO STRUMIA RŌSHI

Nacque a Torino nel 1950 e si avvicinò al Buddhismo appena diciottenne. Allievo di Taisen Deshimaru rōshi, fondò il primo Dōjō zen – luogo di pratica – in Italia col sostegno e la collaborazione di François-Albert Soji Enku Viallet. Fu discepolo laico di Kōshō Uchiyama rōshi e, nel 1980, fu ordinato monaco da Kōhō Watanabe rōshi, sotto la cui guida studiò per sette anni, praticando nei monasteri Antai-ji, Eihei-ji e Zuiō-ji, completando così la formazione religiosa prevista dal Sōtō Zen Shu per gli insegnanti. Al suo ritorno in Italia, nel 1987, come Kōkusai Fukyoshi (“Maestro missionario buddhista incaricato per l’insegnamento all’estero”), fondò l’“Enku Dōjō” e l’associazione “Il Cerchio Vuoto”, di cui è stato rispettivamente Guida Spirituale e Presidente fino al 2010, anno della sua morte. Negli oltre quarant’anni della sua opera ha seguito vari gruppi di pratica e tenuto conferenze, seminari, ritiri di meditazione buddhista zen nel Nord Italia. È autore di Presenza Consapevole e Il Cammino del Cercatore, entrambi pubblicati presso le edizioni Psiche di Torino.
In rappresentanza dell’Unione Buddhista Italiana, è stato membro fondatore dell’“Interfaith Committe”, il “Comitato Interfedi” costituito in occasione dei Giochi Olimpici Invernali Torino 2006, confluito successivamente nel “Tavolo delle Religioni”, consulta religiosa permanente presso il Comune di Torino.
Per il suo stile d'insegnamento semplice e diretto, la sua autonomia di pensiero e il rispetto della tradizione, è rimasto nel cuore di tutti coloro che attraverso di lui sono venuti in contatto con la pratica dello zazen, e ne fanno uno dei pionieri dello Zen in Occidente.

ELENA SEISHIN VIVIANI

Studia e pratica dal 1982. Nel 2010 ha ricevuto la Trasmissione del Dharma dal rev. Massimo Daido Strumia e ne è unica erede.
È l'attuale guida spirituale dell’“Enku Dōjō” di Torino, unico dōjō riconosciuto dal Maestro Daido Strumia, e segue il gruppo di pratica zen presso il “Buddhadharma Center” di Alessandria. Attualmente occupa l'incarico di tanto (“istruttore dei monaci”) nel monastero Zen Sōtō “Shōbōzan Fuden-ji”. È rappresentante dell’Unione Buddhista Italiana presso il “Comitato Interfedi” del Comune di Torino.