IL CERCHIO VUOTO – EN KU DOJO

Posizione: Conferenze altre attività > Lezione su Nagarjuna

Il Buddhismo "puro" non è legato indissolubilmente al Giappone, alla cultura Zen, cinese, coreana, indiana, ecc. Esso propone un principio universale a fondamento del comportamento individuale di ognuno, considerato nel suo specifico ambito; non propone di modellare gli individui e creare una "forma" che vada bene per tutti. Correttamente inteso, è aperto a tutte le forme di comportamento, può essere adattato a quella del "santo" come a quella dell'ultimo dei "peccatori". Il compito di un individuo è quello di portare avanti se stesso fino alla fine, con coraggio e determinazione, senza aver paura della morte, del giudizio degli altri, di sacrificarsi, di diventare povero, di diventare ricco: questo è l'insegnamento. E l'obiettivo è una morte, non una vita; è morire bene avendo ben vissuto, cioè nel rispetto della vita altrui e della propria "natura autentica".

Maestro M. Dai Do Strumia
da “Il Cammino del cercatore”



GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE ORE 20,00


presso L'ENKU DOJO di via Massena 17, a Torino
nell'ambito del ciclo di incontri sul Buddha Dharma


Erika Grasso* terrà una lezione aperta a tutti su


NAGARJUNA E LA RINUNCIA DELLE OPINIONI

“Senza unità, senza diversità, senza annientamento, senza eternità:
 tale l'ambrosia della dottrina dei Risvegliati, protettori del mondo”

Le Stanze del Cammino di mezzo

  Nato nel II secolo d.C., probabilmente nella regione di Andra nell'India meridionale, da una
famiglia di brahamani. Dopo un periodo di studio della letteratura vedica, testimoniato dallo
interesse per essa nella sue opere, si convertì presto al Buddhismo entrando in un monastero.

  La tradizione lo vuole abate di Nalanda, ma si ritiene che poi abbia comunque trascorso buona parte della sua vita a Srivapata, in un monastero fatto costruire sulle rive del fiume Krsna dal re suo amico Gotamiputra della dinastia dei Satakarni, a cui Nagarjuna indirizzò due epistole (Suhrllekha e Ratnavali) giunte fino a noi.

  La sua opera di maestro della scuola dei Madyamika, da lui fondata a Nalanda, fu continuata da Aryadeva, suo discepolo diretto nonché successore come abate di Nalanda.

  Nāgārjuna è considerato tra i fondatori del Buddhsimo Mahayana ed è considerato un patriarca nelle scuole buddhiste Tiantai e Chan.

  La vacuità (śunyātā) è la categoria fondamentale dei Prajnaparamita Sutra e della filosofia di Nāgārjuna; secondo il suo pensiero il Buddha Shakyamuni aveva indicato, oltre l'impermanenza temporale, una ulteriore qualità nell'anatman (non esistenza di un io individuale) dei fenomeni: essi sono vuoti anche di una stessa loro identità in quanto dipendevano uno dall'altro sul piano temporale del presente, dell'immediato: esiste A solo in quanto esiste anche un non A.

  Tutti i dharma, cioè i fenomeni, sono quindi privi, vuoti di identità. Tutti i dharma, secondo la lettura dell'insegnamenti del Buddha da parte di Nāgārjuna, sono vuoti: poiché nessun fenomeno possiede una natura indipendente, si può dire che tutto ciò che esiste è vuoto. L'esperienza della vacuità è la via che porta alla liberazione. Ma la vacuità non può essere conosciuta con il pensiero ordinario (o convenzionale) che tratta dei fenomeni come se fossero indipendenti e stabili, dotati di natura immutabile e certa.

  Gran parte dell'opera di Nāgārjuna consiste pertanto in una critica raffinata delle diverse dottrine che sottintendono l'esistenza dei fenomeni in quanto tali, e che vengono per questo ridotte all'assurdo.

  Da parte sua, Nāgārjuna non presenta alcuna dottrina, poiché l'esperienza della vacuità non è compatibile con alcuna costruzione filosofica. L'idea stessa della vacuità rischia di essere pericolosa, se la vacuità viene entificata. La vacuità richiede, ed è, la rinuncia ad ogni opinione.

* Erika Grasso, praticante Zen, laureata in filosofia presso l'Università degli Studi di Torino, con una passione smodata per il pensiero di F.Nietzsche, ha fatto del latino “ubi dubium ibi libertas”, il suo personale motto.