IL CERCHIO VUOTO – EN KU DOJO

Posizione: Crisi tibetana > L'U.B.I. con il popolo tibetano

Riflessioni

Il Buddhismo "puro" non è legato indissolubilmente al Giappone, alla cultura Zen, cinese, coreana, indiana, ecc. Esso propone un principio universale a fondamento del comportamento individuale di ognuno, considerato nel suo specifico ambito; non propone di modellare gli individui e creare una "forma" che vada bene per tutti. Correttamente inteso, è aperto a tutte le forme di comportamento, può essere adattato a quella del "santo" come a quella dell'ultimo dei "peccatori". Il compito di un individuo è quello di portare avanti se stesso fino alla fine, con coraggio e determinazione, senza aver paura della morte, del giudizio degli altri, di sacrificarsi, di diventare povero, di diventare ricco: questo è l'insegnamento. E l'obiettivo è una morte, non una vita; è morire bene avendo ben vissuto, cioè nel rispetto della vita altrui e della propria "natura autentica".

Dai Do Strumia
Il Cammino del cercatore
(Libreria Editrice Psiche 2009)

L'U.B.I. con il popolo tibetano

Comunicato stampa dell'Unione Buddhista Italiana - 16 marzo 2008

In relazione alle gravissime notizie che in questi giorni pervengono dalla regione tibetana e dall’India e informano di manifestazioni di monaci e laici buddhisti represse con estrema violenza da parte dei governi locali, l’Unione Buddhista Italiana condanna fermamente l’uso della forza da parte di chiunque e la repressione delle proteste avanzate con metodi pacifici.

L’UBI richiama fortemente le autorità al rispetto dei diritti umani con particolare riguardo alla libertà di espressione religiosa e le invita a favorire in ogni modo ed evenienza il dialogo per la pacifica risoluzione delle controversie.

Il rispetto dei diritti fondamentali e la tutela delle minoranze sono tra i più significativi indicatori di una società civile e democratica pronta ad assumere un pieno ruolo nell’ambito del consesso internazionale.

L’UBI si augura che i governanti rinuncino a ogni forma di repressione e ascoltino le richieste che provengono dai monaci e dalla popolazione tibetana per mettere fine alle violenze che insanguinano da giorni questi territori e invita il Governo italiano, le forze politiche, le associazioni civili e chiunque abbia a cuore la libera determinazione dei popoli e la non violenza ad attivarsi per sostenere e dare voce a queste richieste.

Unione Buddhista Italiana

Roma 16 marzo 2008